"Suona le campane, suona le campane, din don dan, din don dan"

Dopo un pò di assenza dal blog, sono tornato per cambiare la veste grafica del blog in vista della primavera. Nel frattempo volevo condividere con voi un video che ho trovato navigando su internet. Si tratta della sonata a festa delle campane della Parrocchia di San Nicola di Bari di Sirolo. Non sapendo praticamente niente di campane e campanari, nella parte sottostante del video riporto le testuali parole di campanaro67 che è il nickname della persona che ha inserito il video su you-tube.


"Distesa Festiva.

5 campane a slancio fuse dalla De Poli del 900 tranne il campanone che non so i dati ma dovrebbe essere una campana del 1830.

Le campane: I°campanone SOL3, II°campana FA3, III°campana SI3, IV°campana REb4, V°campana MI4.

La zona è indubbiamente bellissima dal punto di vista del panorama ma qui tutto è messo a dura prova dalla salsedine marina e dal vento umido che c'è sempre in quasi tutte le stagioni. Questo video ripreso in notturna (a inaugurare il ritorno all'ora solare) è stato tutto una sorpresa per me. Non sapevo della bellissima illuminazione notturna del campanile e della facciata, ne tantomeno che anche le domeniche ordinarie si suonasse il plenum! Potete immaginare che sorpresa per me sentirle tutte e cinque! Il video inizia con una videata sul quadrante dell'orologio lato ovest che da sulla facciata poi i tocchi delle 17:30 e la prima suonata della messa con zoom sul lato ovest dove per fortuna illuminate da un faro all'interno della cella campanaria si vedono a sinistra la II°, a destra la III° e dietro la II° , sul lato nord la V°. Poi alle 17:45 mi sono spostato dal lato opposto, il lato est, venendo dal Monte Conero il campanile si vede dall'inizio del corso, per riprendere la seconda suonata della messa ma mentre sistemavo la videocamera l'orologio ha iniziato a battere i tocchi delle 17:45 prendendomi all'improvviso. Pazienza ormai è fatta! Da questa angolazione si sente meglio il campanone che è posto a destra mentre alla sua sinistra si trova la IV°. Sul lato nord (a destra in questo caso) del campanone la V°. Il mio primo video in notturna, spero che vi piaccia, l'atmosfera era molto bella, per fortuna non si sentono le auto di passaggio."

Spulciando su You-tube ho notato che questa persona è un vero appassionato, e che, probabilmente, è marchigiano. Qui sotto inserisco il link del suo canale; ci sono un sacco di altre sonate di campane oltra a quella mostrata in questo video. Chissà potreste trovare quella del vostro paese! Vi saluto.. al prossimo post!


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Posted by Unknown | alle martedì, marzo 23, 2010 | 3 commenti

Le olive ascolane

Come le ciliegie, una tira l'altra 

Ascoli Piceno è una città sorprendente, culturalmente stimolante. Le diverse epoche storiche l'hanno percorsa, vissuta, lasciando tracce evidenti nel tessuto urbano. In esso si sono incontrati, mescolati e fusi insieme stili diversi - dal romanico al gotico, dal barocco al liberty - in una perfetta e gradevole armonia; questo è quello che sorprende di più. Fondamentale in questo mirabile gioco di eleganza e armonia è stato il ruolo del travertino. Per duemila anni senza interruzioni nello scorrere della storia e degli stili, è stato usato come principale materiale per la costruzione di palazzi signorili e del potere, di chiese e per la pavimentazione delle piazze, donando, con le sue morbide tonalità, quella preziosa luminosità che rende il centro storico di Ascoli Piceno tra i più apprezzati d'Italia.
Città del trave
rtino, città delle cento torri, città del travertino parlante, tanti sono i modi per chiamarla e tante altre espressioni potrebbero essere trovate ed usate, camminando per la città. E sì, perché è proprio a piedi che si riesce ad apprezzare a pieno la città di Ascoli Piceno, a scoprirne il vero volto, percorrendo le caratteristiche viuzze e facendosi sorprendere da nuove prospettive e suggestivi scenari.

E' curioso, ma quando si parla di Ascoli Piceno viene spontaneo ed immediato pensare alle olive ascolane, specie per chi le ha già assaggiate, anche una sola volta: tanto basta per rimanere stregati da questi deliziosi bocconcini fritti!
Legame inscindibile, dunque, quello che unisce la città alle sue olive, tanto da farne, al pari della Piazza del Popolo o del Palazzo dei Capitani o di altri importanti luoghi, un elemento distintivo della città di Ascoli Piceno; quel qualcosa a cui non si può rinunciare in visita alla città.
La fama e la bontà delle olive ascolane hanno da tempo superato i confini regionali di origine, affermandosi anche all'estero. Ma se sono così celebri, perché parlarne ancora, perché un post? E' presto detto. Mi sono trovata alcune volte, sia fuori i confini regionali, sia nella stessa provincia di Ascoli Piceno, a mangiare delle olive farcite che di ascolano avevano soltanto il nome. Delle imitazioni dunque, "falsi culinari" direbbe l'Accademia Italiana della Cucina. Il "falso culinario o gastronomico" definisce quella situazione in cui si chiama il piatto in un modo, ma ingredienti e procedimento canonici non sono rispettati. Per intenderci un'amatriciana senza guanciale ad esempio. Con una recente ricerca, l'Accademia Italiana della Cucina, attraverso le sue 290 delegazioni presenti in tutto il mondo, ha monitorato la ristorazione pubblica in Italia e all'Estero con l'obiettivo di verificare l'effettiva congruenza delle ricette presentate nei menù dei ristoranti con quelle della tradizione, gelosamente custodite dalla stessa AIC. Da questa ricerca è emerso che il fenomeno del "falso culinario" è un fenomeno molto diffuso all'estero - e questo si sapeva da tempo - ma anche ben radicato in Italia - e questa è stata l'incredibile scoperta -. Su 530 segnalazioni di veri e propri "falsi culinari", ben 360 giungevano dal nostro Paese, oltre il 70%! Così ho sentito la necessità di ricordare cosa caratterizza e al tempo stesso distingue le olive ascolane da comunissime olive farcite.

Le qualità salienti dell'autentica oliva ascolana possono sintetizzarsi in tre punti: l'oliva, la farcia, la preparazione.

L'oliva:
essenziale è l'impiego di una sola, particolare varietà di oliva, l'"Ascolana Tenera", varietà coltivata nei comuni della provincia di Ascoli Piceno, parte dei quali confluiti nella neo provincia fermana, e nei comuni della provincia di Teramo. Si tratta di una drupa molto grande, di forma ovale, verde e di gradevole sapore. Croccante al gusto e fragrante all'olfatto, l'oliva "Ascolana Tenera" si presenta ricca di polpa, compatta e molta tenera, come del resto suggerisce il suo nome. Questa sua qualità, la tenerezza appunto, la rende molto adatta, oltre che molto apprezzata, al consumo da tavola in salamoia e alla preparazione delle famose olive ascolane, ma solo nel periodo che va da Natale a Pasqua. La brevità del periodo è facilmente spiegabile. La tenerezza, che costituisce il grande pregio di questa varietà, rappresenta al tempo stesso anche il vero limite in quanto, oltre il periodo indicato, il frutto tende a macchiarsi, rovinarsi e a divenire flaccido. E così nel resto dell'anno, come avverte Alberto Regno delegato di Ascoli Piceno dell'Accademia italiana della Cucina, è possibile che si nascondano sotto la panatura olive greche, spagnole o siciliane spacciate per tenere ascolane.
Sulla questione della conservazione - e non solo - è intervenuto il disciplinare di produzione che dal 2005 tutela questa delizia gastronomica. Il disciplinare riconosce alle " olive in salamoia ripiene, fresche o parzialmente cotte" la possibilità di essere surgelate immediatamente dopo la produzione, consentendo in questo modo una conservazione per lunghi periodi e superando il problema della limitata durata temporale.

La farcia:
l'autentica oliva ascolana nasconde un cuore ricco e saporito costituito da tre carni diverse - manzo, maiale e pollo - in differenti proporzioni. Il disciplinare impone a tal riguardo che le carni provengano da allevamenti operanti nelle stesse aree di coltivazione della "Ascolana Tenera".
Sapientemente cotte con l'aggiunta di carote, sedano e cipolle, e insaporite da vino bianco secco, le carni vengono in seguito triturate insieme. Il composto così ottenuto viene arricchito da altri preziosi ingredienti come il formaggio grattugiato e la noce moscata, al fine di aumentarne il gusto. Aggiustata la sapidità, l'impasto viene infine legato con uova, ottenendo una consistenza morbida ma al tempo stesso compatta.

La preparazione:
in questa fase è quanto mai importante la manualità dell'operatore. Le olive infatti debbono essere rigorosamente snocciolate a mano. Partendo dal picciolo si pratica nella polpa un taglio unico a spirale, in modo da ottenere una sorta di nastro di polpa che, una volta riavvolto attorno alla farcia, consenta all'oliva di riacquisire la sua forma originale. Quello della forma è un aspetto non trascurabile. Un'oliva troppo farcita, dunque troppo tonda, impedisce di catturare tutto l'aroma e la tenerezza dell'oliva; quasi fosse soffocata dal troppo ripieno. Al contrario un'oliva con poca farcia rende difficile cogliere le note piene e saporose date dalle carni. L'autentica oliva ascolana è il risultato di un perfetto equilibrio tra polpa e farcia, tra croccantezza esterna e morbidezza del cuore; un equilibrato bilanciamento capace di regalare al palato una completezza di sapori unica e di difficile descrizione.
Una volta farcite, le olive vengono passate nella farina, nell'uovo ed infine impanate nel pangrattato. La panatura deve restare ben aderente all'oliva.
Eccole così pronte per essere fritte in abbondante olio.
L'oliva ascolana o più correttamente l'"Oliva Ascolana del Piceno Dop" ripiena, costituisce l'elemento principale del "fritto misto all'ascolana". Completano questa specialità fritta regionale le costolette di agnello impanate, le zucchine e i carciofi passati in pastella di acqua e farina, i cremini ovvero crema pasticcera di consistenza piuttosto dura, tagliata a rombi ed impanata. L'associazione olive ascolana - cremini rappresenta, a mio avviso, l'abbinamento migliore. La dolcezza del cremino viene mitigata dal delicato gusto acidulo dell'oliva e dalla sapidità delle carni; un contrasto dolce - salato che consente di esaltare al meglio il gusto di entrambi.
Come è facile intuire da quanto detto in precedenza, con il regolamento CE n. 1855 del 2005 l'Unione Europea ha conferito a questa prelibatezza gastronomica il riconoscimento della Dop. Più precisamente, la denominazione di origine protetta "Oliva Ascolana del Piceno" è riservata alle olive, in salamoia o ripiene, prodotte nei territori delle province di Ascoli Piceno, Fermo, Teramo e ottenute dalla varietà d'olivo "Ascolana Tenera".
Così dal 2005 le tecniche colturali dell'olivo "Ascolana Tenera", la metodica di lavorazione dell'oliva in salamoia e ripiena, le tecniche di conservazione, sono rigidamente regolate da un disciplinare di produzione volto a tutelare questa tipicità regionale.

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Posted by muscosa | alle sabato, febbraio 13, 2010 | 10 commenti

Uso e abuso di un fiume

Qualche giorno fa ho letto un articolo di Valido Capodarca su un giornaletto chiamato Tracce di Montagna, di cui vorrei rendervi partecipi. E' descritta la grave situazione in cui si trova il fiume Aso, ma può tranquillamente riguardare lo stato della maggior parte dei bacini marchigiani.

"Fra le imprese più eclatanti di cui la specie umana si è resa protagonista, una delle ultime ha dell'incredibile: riuscire a far letteralmente scomparire un fiume. Questo fiume è l'Aso, certamente il più saccheggiato delle Marche. Esso nasce dai Monti Sibillini, frammezzo alle case di un paesino che, stranamente, si chiama Foce. Prima ancora di Foce, tuttavia, anch'esso appartenente al bacino dell'Aso, c'è il Lago di Pilato, a 1940 m s.l.m. (massima altitudine per un lago appenninico) le cui acque, dopo un percorso carsico di 6 Km, vedono la luce, appunto, a Foce. Il fiume, poi, dopo un cammino di 63 Km, raggiunge l'Adriatico presso Pedaso. La sua portata, secondo la pubblicazione del Ministero dei Lavori Pubblici "Dati caratteristici dei fiumi italiani", sarebbe di 2600 l/s, registrata alla stazione di rilevamento di Comunanza la quale, tuttavia, cessò di funzionare verso il 1955. Diciamo "sarebbe" perché chi si affacciasse oggi sul balcone che dal paese dà sul fiume, vedrebbe un misero rigagnolo che a fatica di litri ne porterebbe 100 quando piove, e questo vale per tutta l'asta fluviale. Mezzo secolo fa, l'unico ente ad utilizzare le acque del fiume era l'allora UNES, oggi ENEL, che ne incanalava lunghi tratti: ben 5 centrali si contavano da Foce a Pedaso. Si trattava, tuttavia, di prelievi fittizi, perchè l'acqua, una volta utilizzata la forza della sua caduta per muovere le turbine delle centrali, tornava nel suo letto. Pochi e modesti, i canali di irrigazione. Il calvario, per il fiume, prese avvio negli anni Settanta, quando venne effettuata una prima captazione a scopi potabili, direttamente alla sorgente, di 600 l/s. Essa non fu indolore, per le sorti e l'aspetto del fiume, specie in estate, quando la portata (sempre secondo la pubblicazione) si riduceva, nei mesi più siccitosi, a poco più di 1000 l/s. Tuttavia, pur in forma ridotta e sofferta, continuavano ad esistere tutte le realtà del fiume (il Lago di Pilato, il laghetto di Foce, la sorgente, ecc.). Negli ultimi anni, specie a seguito degli ultimi prelievi, tutto l'ecosistema ne è stato sconvolto, con vere e proprie calamità naturali che si sono susseguite a catena. Già una decina di anni or sono si prosciugò il laghetto di Foce. Allo stesso modo si prosciugò il letto del fiume, per il primo mezzo chilometro di percorso.

il laghetto di Foce di Montemonaco una decina di anni fa


il laghetto di Foce di Montemonaco oggi

La conseguenza più paventata, tuttavia, e verso la quale tutti facevano i più fervidi scongiuri, si manifestò nella primavera del 2005, (dopo che era stata effettuata l'ultima captazione a scopi potabili per il potenziamento dell'acquedotto), a carico del Lago di Pilato. Questo, ogni anno, dopo essere sceso di livello nel corso di ogni estate, alle prime nevicate e gelate veniva sommerso da una coltre di neve più o meno alta. Alla primavera successiva, con lo sciogliersi delle nevi, il lago si riformava, in tutta la sua ampiezza, per poi dividersi in due specchi con lo scendere del livello; e via così, in un ciclo eterno soggetto a poche mutazioni. Dal 2005, in pratica, il lago non esiste più: ad ogni primavera, tanta neve si scioglie, tanta ne filtra giù, attraverso i ciottoli del fondo, segno che, sotto questo fondo, qualcosa - che prima sosteneva il lago - è sparito. Le conseguenze, con effetto domino, si sono ripercosse su tutta l'asta del fiume. Chiunque abbia conosciuto l'Aso dei tempi passati, quando anche d'estate la sua portata era tale da consentire di nuotarvi, è preso da sconforto, a vederlo ridotto al rango di ruscello. "Eppure qualcosa si potrebbe ancora fare" spiega Giambattista Mazzarelli, di Foce, forse il più strenuo difensore del fiume. "Inutile prelevare 1400 l/s per farne arrivare 200 agli utilizzatori solo perché i tubi dell'acquedotto sono marci. Basterebbe ripararli o sostituirli. In tal modo, il prelievo sarebbe solo di 200 l/s, e tutto, su queste montagne, tornerebbe alla vita"."

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Posted by Unknown | alle lunedì, gennaio 11, 2010 | 3 commenti

In giro a piedi/2: Capanna Ghezzi - Cima del Redentore - Lago di Pilato

Da Capanna Ghezzi al Lago di Pilato per la Cima del Redentore


Dati dell'escursione:
Difficoltà: Alta
Tipo percorso: Anello
Dislivello: 1325 m
Lunghezza percorso: 21,5 Km
Durata escursione: circa 9 ore


Vette toccate:

Quarto San Lorenzo (2247 m)
Cima dell'Osservatorio (2350 m)
Cima del Redentore (2448 m)
Pizzo del Diavolo (2410 m)
Cima del Lago (2422 m)
Punta di Prato Pulito (2373 m)


Prima di partire: Fate un buon rifornimento di acqua perché durante il percorso troverete soltanto due fonti, di cui la seconda (sotto il Lago di Pilato) quasi sempre asciutta durante la stagione estiva.

Luogo di partenza: Punto di partenza ideale è la Capanna Ghezzi (rif. CAI di Perugia). Dico ideale perché è praticamente impossibile arrivarci in macchina! Infatti la carrareccia è davvero impraticabile a causa dei profondi solchi scavati dallo scorrere delle acque piovane proprio al centro della strada.

Come arrivare: Scendendo da Castelluccio di Norcia, in direzione di Ascoli Piceno, troviamo, sulla sinistra, poco prima del Pian Grande, una piazzola di sosta naturale. Da qui parte la stradina imbrecciata che dovete prendere per dirigervi alla Capanna Ghezzi. Come ho già accennato in precedenza difficilmente riuscirete ad arrivare fino al rifugio; il mio consiglio è quindi di percorrere il più possibile questa stradina e parcheggiare al lato quando incontrate una sbarra in metallo (1350 m).

Percorso: Mettete gli zaini in spalla e partite! Fino alla Capanna Ghezzi seguite la strada "bianca" che si incunea tra i colli (sentiero 203). Arrivati al rifugio (1570 m) potete fare scorta d'acqua alla fonte. In questi luoghi incontrerete sicuramente dei greggi di pecore e mandrie di mucche. Mi raccomando, per il vostro bene, non date troppa confidenza a questi animali perché i cani dei pastori, spesso incustoditi, potrebbero attaccarvi. Dopo questa breve sosta proseguite lungo il sentiero che sale alla vostra destra (mettendovi, nei pressi della fonte, con le spalle al rifugio - sentiero 202). Salite fino alla Forca Viola (1936 m) prendendo ad ogni bivio sempre il sentiero alla vostra destra. Ci troviamo tra il Monte Argentella (a sinistra) e il complesso Redentore-Vettore (a destra). Davanti a noi si apre l'inizio della la Valle del Lago di Pilato. Il sentiero che vedete inerpicarsi dalla valle è quello che dovrete percorrere al ritorno. Ora, invece, prendete il sentiero che risale il monte alla vostra destra con diversi tornanti fino a raggiungere le creste. In cresta fate attenzione, soprattutto in caso di vento! Nel percorrere la cresta, alla vostra destra avrete l'immensa Piana di Castelluccio circondata dalle montagne; alla vostra sinistra la stretta valle del Lago di Pilato sormontata dal monte più alto delle Marche (Monte Vettore - 2476 m).

Dalla Cima del Redentore verso il Pian Grande di Castelluccio di Norcia.

Questa è, a mio avviso, la parte più bella dell'escursione. In rapida successione toccherete le cime più alte: Quarto San Lorenzo (2247 m), Cima dell'Osservatorio (2350 m), Cima del Redentore (2448 m), Pizzo del Diavolo (2410 m), Cima del Lago (2422 m) e Punta di Prato Pulito (2373 m).

vista dal Pizzo del Diavolo verso la Valle del Lago. Di fronte si può notare il Monte Sibilla.

Percorrendo la cresta (senza sentiero) arriverete fino al rifugio Zilioli (rif. CAI di Perugia - 2240 m) situata sulla Sella delle Ciaule. Da qui, se volete, potete salire fino al Monte Vettore, ma il mio consiglio è di non farlo dato che questa escursione è già di per se molto lunga.

Il Lago di Pilato dalla Cima del Lago.

Scendete, ora, senza seguire un particolare sentiero, all'interno del canale erboso disseminato di doline, fino a raggiungere un intaglio che costituisce la parte più bassa della conca. Siete ora di fronte a delle piccole "svolte" (passaggio di I grado) da affrontare con particolare attenzione. Superate queste il sentiero (o i sentieri) ritorna visibile e attraversa il ghiaione trasversalmente fino al Lago di Pilato (1949 m).

Il Pizzo del Diavolo poco prima della discesa al Lago di Pilato.

In questo luogo, soprattutto d'estate, incontrerete sicuramente molte persone, dato che è una delle mete più visitate dei Monti Sibillini. Il Lago di Pilato ha una storia molto interessante e spero di potervela illustrare in qualche post futuro. Intanto vi accenno che all'interno del lago vive un piccolissimo crostaceo unico al mondo: il Chirocefalo del Marchesoni (Chirocephalus marchesonii). Questo, secondo me, è il luogo ideale per riprendersi dalle fatiche prima di ripartire.
Il Lago di Pilato

Per il ritorno si prosegue scendendo all'interno della Valle del Lago prendendo il sentiero evidente proprio al centro di questa (sentiero 151). Ogni tanto, alla vostra sinistra partono altri sentieri. E' proprio uno di questi che dovete prendere. Penso la scelta sia indifferente perché si dovrebbero tutti ricongiungere in un unico sentiero (sentiero 153). Andate avanti fino a Forca Viola e poi proseguite per lo stesso percorso dell'andata.

Fauna osservata: Chirocefalo del Marchesoni, Falco Pellegrino, Gracchio Alpino, Cornacchia Grigia.

Detto del giorno: "Non te sta a 'nventà gniente!" (G.) Ovvero, in montagna, segui sempre i sentieri indicati, altrimenti potresti allungare di molto la tua escursione (se ti va bene)!

Link Utili: Capanna Ghezzi, Rifugio Zilioli.


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Posted by Unknown | alle domenica, gennaio 03, 2010 | 2 commenti

Eventi 2010

In questo post, che aggiorneremo di volta in volta, vorremo porre all'attenzione di tutti i naviganti alcuni eventi che, secondo noi, potrebbero essere di vostro interesse.

Dal 6 al 10 Luglio - III Fiera del gusto, Borsa del turismo enogastronomico - Vieste (FG): dal 6 al 10 luglio 2010 si svolgerà a Vieste, in provincia di Foggia, la terza edizione della Fiera del gusto. Il tema di quest'anno sarà "l'olio", come elemento identificativo e di promozione della regione e della cucina tipica locale. Nella giornata di inaugurazione si terrà un concorso di piatti Tipici della Daunia, preparati esclusivamente con l'olio prodotto nel micro-territorio di provenienza del piatto e fatto degustare ai visitatori. Ingresso libero. Per maggiori informazioni: http://www.solutiongroups.it/fieradelgusto/

11 Luglio - Escursione sui Monti della Laga: Dal Lago Secco per la Macera della Morte, fino al Pizzo di Sevo, attraversando il leggendario Guado di Annibale. Andiamo per boschi, prati e creste per ammirare panorami mozzafiato e "conoscere" i funghi. Dislivello: 1012 m. Difficoltà: EE (escursionisti esperti). Durata prevista: 7 ore e mezza. Accompagnatore: Cesare Curi. In compagnia del CAI sezione di Fermo. Per ulteriori informazioni scrivetemi o visitate il sito: http://www.caifermo.it/.

25 Luglio - Escursione nel Parco Nazionale del Gran Sasso: Il Monte Camicia da Fonte Vetica per il Vallone di Vradda. Discesa per il Monte Tramoggia e la Sella di Fonte Fredda. Dislivello: 954 m. Difficoltà: E (escursionistica). Durata prevista: 5 ore. Accompagnatore: Franco Angelini. In compagnia del CAI sezione di Fermo. Per ulteriori informazioni scrivetemi o visitate il sito: http://www.caifermo.it/.

22 Agosto - Escursione nel Parco Nazionale del Gran Sasso: Il Corno Grande dai Prati di Tivo per il Rifugio Franchetti e il Passo del Cannone. Dislivello: 900 m. Difficoltà: EE (escursionisti esperti). Durata prevista: 6 ore. Accompagnatore: Franco Angelini. In compagnia del CAI sezione di Fermo. Per ulteriori informazioni scrivetemi o visitate il sito: http://www.caifermo.it/.

Dal 3 al 5 Settembre - Murabilia - Mostra mercato del giardinaggio amatoriale - Lucca: Nello scenario unico e suggestivo delle Mura urbane lucchesi, tra il Baluardo S. Regolo prospiciente l'Orto botanico e il Baluardo S. Salvatore, prende avvio il 3 Settembre la decima edizione di Murabilia. Organizzata dal Comune di Lucca e dall'Opera delle Mura di Lucca, in collaborazione con l'A.Di.P.A. (Associazione per la Diffusione Piante per Amatori), Murabilia si conferma essere uno degli eventi nazionali di maggior richiamo ed interesse per gli amanti del verde. Per maggiori informazioni visitare il sito: http://www.murabilia.com/page.php?page=170&langId=1

5 Settembre - Escursione nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini: I segni degli antichi viaggiatori. I graffiti della Sibilla. Campone, Grotta delle Fate. Dislivello: 635 m. Difficoltà: E (escursionistica). Durata prevista: 5 ore. Accompagnatore: Massimo Spagnoli. In compagnia del CAI sezione di Fermo. Per ulteriori informazioni scrivetemi o visitate il sito: http://www.caifermo.it/.

12 Settembre - Escursione nell'Appennino Acquasantano: Anello del Monte Savucco. Da Tallacano al Monte Savucco per San Pietro. Discesa per il fosso delle Pile e Poggio Rocchetta. Dislivello: 545 m. Difficoltà: EE (escursionisti esperti). Durata prevista: 5 ore. Accompagnatore: Filippo Albanesi. In compagnia del CAI sezione di Fermo. Per ulteriori informazioni scrivetemi o visitate il sito: http://www.caifermo.it/.

16 Settembre - Convegno "Le globalizzazioni nella storia: esempi di sana contaminazione enogastronomica" - Udine: La Delegazione di Udine dell'Accademia Italiana della Cucina organizza nel Palazzo della Provincia un convegno dedicato alle conseguenze positive della contaminazione in ambito enogastronomico. Gli interventi saranno incentrati principalmente sull'area geografica della Mitteleuropa, oggi individuabile nella macroregione Alpe Adria.Verrà sottolineata l'importanza del rispetto degli usi e dei costumi locali, dell'origine e della zona di provenienza di ogni produzione alimentare. Questo il programma della giornata: http://www.accademiaitalianacucina.it/eventi/Programma%20Convegno%20AIC%20UDINE%2016_09_2010.pdf

18 e 19 Settembre - Premio Nazionale "Verdicchio d'oro 2010" - Staffolo (AN): E' stato assegnato a Staffolo (AN) il prestigioso Premio enogastronomico 2010. Partecipa all'annuale appuntamento anche l'Accademia Italiana della Cucina, attraverso la sua Delegazione di Ancona. La manifestazione prevede anche l'assegnazione del premio "Orio Vergani 2010" agli autori del libro "Storia dell'alimentazione, della Cultura gastronomica e dell'arte conviviale nelle Marche", ed un convegno dedicato alla legislazione e alle prospettive dei vini marchigiani. Per conoscere il programma delle due giornate: http://www.accademiaitalianacucina.it/eventi/Prog_VERDICCHIO_ORO_2010.pdf

25 e 26 Settembre - Giornate Europee del Patrimonio 2010: In questi giorni si celebrano le GEP, Giornate Europee del Patrimonio, ideate nel 1991 dal Consiglio d’Europa per potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra i Paesi europei. Il MiBAC, come ogni anno, partecipa all’evento e organizza sull’intero territorio nazionale iniziative tese a valorizzare e mettere in evidenza i contenuti della cultura e del Patrimonio italiano, con l’obiettivo di condividere con altri Paesi europei le comuni radici continentali. Per l’occasione saranno aperti al pubblico gratuitamente i luoghi della cultura che comprendono il patrimonio archeologico, artistico e storico, architettonico, archivistico e librario, cinematografico, teatrale e musicale. Parteciperanno, in uno spirito di sinergica collaborazione, Regioni e Province autonome, il Ministero della Pubblica Istruzione e il Ministero dell’Università e della Ricerca nonché altre istituzioni culturali a carattere pubblico e privato. Per consultare i beni aperti e per ulteriori informazioni visitate il sito: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_766811471.html.

26 Settembre - Escursione nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini: Castro di Montegallo.  Si percorre il sentiero delle Caccie, si raggiunge Santa Maria in Pantano, Colle di Montegallo e il sentiero dei mulini ad acqua. Escursione adatta a nuclei famigliari. Partenze con pullman. Prenotazione obbligatoria entro il 18 Settembre. Dislivello: 200 m. Difficoltà: T-E (turistica - escursionistica). Durata prevista: 4 ore. Accompagnatore: Cesare Curi. In compagnia del CAI sezione di Fermo. Per ulteriori informazioni scrivetemi o visitate il sito: http://www.caifermo.it/.

10 Ottobre - Escursione nell'Appennino Acquasantano: Monte Ceresa. Da Novele a Peracchia. Discesa: stesso itinerario. Dislivello: 360 m. Difficoltà: E (escursionistica). Durata prevista: 4,30 ore. Accompagnatore: Filippo Albanesi. In compagnia del CAI sezione di Fermo. Per ulteriori informazioni scrivetemi o visitate il sito: http://www.caifermo.it/.

24 Ottobre - Escursione nel Cingolano: Tra boschi e sorgenti. Anello del Monte Nero da San Bonfiglio. Dislivello: 450 m. Difficoltà: E (escursionistica). Durata prevista: 4,30 ore. Accompagnatore: Massimo Sabbatini. In compagnia del CAI sezione di Fermo. Per ulteriori informazioni scrivetemi o visitate il sito: http://www.caifermo.it/.

29 e 30 Ottobre - Convegno nazionale "L'aroma del caffè italiano da Trieste nel mondo" - Trieste: Nella Sala Maggiore della C.C.I.A.A., in Piazza della Borsa, in occasione della Fiera Internazionale "Triestespresso expo", la Delegazione di Trieste dell'Accademia Italiana della Cucina organizza un convegno nazionale dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione del caffè a livello storico e culturale e alla sua importanza nell'economia locale e di tutto il Paese. Convegno aperto al pubblico, eventi conviviali riservati agli Accademici. Per conoscere il programma: http://www.accademiaitalianacucina.it/eventi/Conv_AIC_Trieste_30_10_2010.pdf

7 Novembre - Escursione nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini: Monte Argentella e Palazzo Borghese. Dalla fonte di San Lorenzo a Forca Viola per Capanna Ghezzi. Discesa: Per la strada imperiale. Dislivello: 630 m. Difficoltà: E (escursionistica). Durata prevista: 4,30 ore. Accompagnatore: Nazzareno Azzurro. In compagnia del CAI sezione di Fermo. Per ulteriori informazioni scrivetemi o visitate il sito: http://www.caifermo.it/.

27 Novembre - Convegno "La Biodiversità in tavola: varietà di ortaggi antiche e moderne" - Pisa: La Delegazione pisana dell'Accademia Italiana della Cucina, in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell'Università di Pisa, organizza nella città un convegno sulla biodiversità in tavola. L'incontro si inserisce nel novero delle iniziative che si propongono di celebrare il 2010 come anno mondiale dedicato alla Biodiversità. In occasione del convegno verrà consegnato il Premio di Studio per la migliore tesi specialistica sul tema "Biodiversità e Qualità nelle produzioni agrarie".

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Posted by Unknown | alle venerdì, gennaio 01, 2010 | 0 commenti

Quel folle amore del dio Apollo

L'incontro con la Daphne laureola è stato davvero accidentale. Di ritorno da una breve escursione tra i boschi che ci ha condotti fino alle sorgenti del fiume Tennacola, risalendo il sentiero che costeggiava il fianco della montagna, ci fermammo per una breve sosta. Il bosco, che correva giù lungo il declivio, si mostrò in tutto il suo splendore sotto la dolce luce autunnale, appena punteggiato di giallo dorato. Imponenti, slanciati come colonne, gli alberi salivano al cielo, costringendo a pose d'un precario equilibrio al fine di scorgerne la chioma. Approfittando della sosta, il fotografo della compagnia decise di fissare su pellicola qualche immagine del luogo. Nel cercare la giusta posizione per una corretta inquadratura, finì per perdere l'equilibrio e cadere su di un piccolo arbusto schiacciandolo completamente con gli scarponi da trekking (ben 45 cm. di lunghezza!!!!). Ora, tralascerò ciò che in quel momento mi passò in testa e neanche riferirò quello che effettivamente mi uscì dalla bocca. Mi atterò così soltanto ai fatti. Quando il nostro fotografo si rialzò, notammo con nostra grande sorpresa (più mia direi che degli altri) che l'arbustino, oramai dato per spacciato, si era prontamente risollevato come fatto di gomma, senza presentare alcuna rottura: - Che curiosa questa pianta, cosa sarà... - 




Daphne laureola


fotografata a Novembre 2008 in località Valle dei Tre Santi (Macerata) a 1200 m. di altezza


Famiglia: Thymelaeaceae              
Nome volgare: Laureola, Erba laurina, Dafne laurina, Olivella, Pepe montano


Etimologia: il nome generico Daphne vede le sue origini risalire ai greci che così chiamavano la pianta del Lauro. A causa della particolare somiglianza delle foglie del Lauro con quelle della pianta in questione, per il resto completamente diversa, il nome è stato arbitrariamente esteso ad essa. Anche il nome specifico fa riferimento alla pianta dell'Alloro, costituendone un suo diminutivo.


Originaria del Vecchio Mondo (Europa centro-meridionale, Africa settentrionale, Asia occidentale) è presente in Italia su tutto il territorio. Cresce dalla fascia collinare a quella montana, in prevalenza nei boschi di castagno, di faggio, nelle leccete, nei querceti e nelle aree più umide della macchia mediterranea. Vegeta in genere su terreni ricchi di elementi nutritivi, sassosi, poco profondi, fino a circa 2000 metri di altitudine. Raro o assente in pianura.

E' un arbusto sempreverde di piccola dimensione, alto da 50 cm. a 1 m. Possiede rami ascendenti molto elastici, difficili da spezzare. La sua corteccia grigio-nocciola presenta delle cicatrici trasversali molto evidenti.
Le foglie sono coriacee, glabre, di forma oblungo-lanceolata, tutte concentrate verso l'apice dei rami. Sono lucide e di colore verde scuro nella pagina superiore, di un verde più chiaro nella pagina inferiore. Possono raggiungere anche la lunghezza di 15 cm.; più sviluppate ed ampie quelle poste più in alto.
Foglie e corteccia, se strofinate, emanano un odore sgradevole e presentano un sapore acre.
La fioritura è molto precoce, sul finire dell'inverno, da Marzo- Aprile a Maggio-Giugno. L'infiorescenza è un racemo denso, ascellare, posto all'apice del fusto e composta da 3 - 8 fiorellini ermafroditi di colore verde giallognolo. Questi, sostenuti da un breve penducolo, sono disposti lateralmente. Privi di petali, i fiori mostrano un calice di forma tubulosa che si apre con 4 lobi ovali o triangolari. Ogni fiore ha una lunghezza di circa 7 mm.
I frutti sono delle drupe ovoidali mature in autunno di un lucente nero-bluastro.


Infiorescenza della Daphne Laureola - Fonte: internet

La pianta, come tutte le Daphne, è molto velenosa; in ogni sua parte. In particolare le bacche, se ingerite, possono provocare gravissime forme di avvelenamento. Queste si manifestano dapprima con bruciori e irritazioni della cavità orofaringea, aumento della salivazione e difficoltà a deglutire. Successivamente si presentano forti dolori gastrici e addominali accompagnati da vomito, diarrea sanguinolenta, vertigini, convulsioni, fino al soggiungere del rischio di collasso cardio-circolatorio. Anche le foglie, se spezzate o portate alla bocca, possono causare arrossamenti, infiammazioni e vesciche.


Frutti della Daphne Laureola - Fonte: internet

In passato le Daphne venivano largamente utilizzate nella medicina. La parte maggiormente usata era la corteccia con la quale si preparavano dei cataplasmi vescicatori. Veniva anche adoperata in decozione come antireumatico e antiartritico, come antinevralgico, e addirittura come antiluetico. Ma a causa dei suoi effetti collaterali, si ridusse progressivamente il suo utilizzo sino alla sua rinunzia, con un doppio vantaggio: " per gli esseri umani che non furono più avvelenati e per i boschi che non furono più privati di una pianta bellissima e rara" come giustamente osservato da Ippolito Pizzetti.


Bibliografia
Anzilotti A.,Innocenti A., Rugi R., 2004 - I fiori degli Appennini. Le fioriture negli ambienti rocciosi, nei pascoli,nelle praterie e nei boschi. Edizioni Calderini.
Di Massimo S., 2002 - Piante e veleni. Le principali piante tossiche in natura e in giardino. I Quaderni dell'Ambiente, n° 9. Provincia di Pesaro e Urbino.
Pizzetti I., 2003 - Enciclopedia dei fiori e del giardino. Garzanti Editore.



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Posted by muscosa | alle venerdì, dicembre 11, 2009 | 2 commenti

In giro a piedi/1: A spasso per... Ancona

Siamo ad Ancona, capoluogo delle Marche. Vi presento in questo post di oggi una piccola passeggiata nella parte più antica della città.

Si parte dal Duomo di Ancona. Il mio consiglio è, se andate in macchina, di parcheggiare qui; a quanto pare i parcheggi non sono (per ora) a pagamento. Da questo luogo panoramico potete osservare il porto di Ancona e tutta la costa a nord della città. Sul colle Guasco, dove ci troviamo ora, sono stati ritrovati resti della civiltà romana e addirittura greca. Se non sbaglio, Ancona, sembra sia stata fondata proprio dai Greci Siracusani (Ankon=Gomito). Dove oggi c'è il Duomo di San Ciriaco, in passato, era eretto il Tempio ad Afrodite, protettrice dei naviganti (III sec a.c.) e successivamente la Chiesa di San Lorenzo (VI sec d.c.). La struttura attuale risale al XI-XIII sec d.c.. Nei pressi del Duomo è da visitare anche il Museo Diocesano, dove sono raccolti interessanti opere di arte sacra.

Dal Duomo, vicino alla casa dietro alla torre campanaria, scendiamo le scalette verso Piazza del Senato. Durante la discesa salta subito all'occhio la cupola in rame della Chiesa dei SS. Pellegrino e Filippo Neri del XVIII, nata nei pressi dell'area dove sorgeva l'antica Chiesa di San Salvatore. Sulla piazza notiamo subito un palazzo con un arcata alta e stretta nella parte destra e delle eleganti bifore adorne di cornici scolpite; è il Palazzo del Senato (XIII sec.), la più antica sede del Comune. Scendendo, ora, via Ferretti fino a Piazza Stracca incontriamo sulla destra il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, che raccoglie, tra gli altri, la collezione di resti della civiltà dei Piceni più grande al mondo. A piazza Stracca troviamo la Chiesa del Gesù (del 1665) e il Palazzo degli Anziani che, dal 1270, ha subito varie trasformazioni e utlizzi negli anni (Comune, Pinacoteca civica, Facoltà di Economia...). Prendete ora le scalette al lato del Palazzo, e scendete fino alla strada (lungomare Vanvitelli). Percorrete ora tutto la via dirigendovi verso Piazza della Repubblica dove troverete il nuovissimo Teatro delle Muse (distrutto durante l'ultima guerra). Nel percorrere questa via non dimenticate di visitare, sulla sinistra, Santa Maria della Piazza (XIII sec.) unica nel suo genere e, sulla destra, la Loggia dei Mercanti (XV sec.) con la facciata in stile gotico fiorito veneziano. Sull'altro lato della Piazza della Repubblica troviamo la Chiesa del SS. Sacramento (1538) con il suo particolare campanile con la cuspide a chiocciola ispirato alla famosa cupola del Borromini realizzata nella Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza a Roma. Nel risalire verso Piazza del Senato, anziché percorrere la strada già fatta, prendete via Pizzecolli così da incontrare alla vostra destra prima Piazza del Plebiscito (o del Papa) e poi la Chiesa di San Francesco alle Scale, con il portale gotico-veneziano del 1454.

Piazza del Papa la sera si anima; i numerosi locali aperti sono meta di molti giovani che amano stare in compagnia anche ascoltando buona musica. Non è raro, d'estate, vedere esibirsi in questa piazza musicisti di calibro internazionale come Popa Chubby, Jan Akkerman o Stef Burns. Qui nei pressi della statua del Papa, è collocato il Museo della Città per chi volesse approfondire la storia di Ancona. Inoltre, durante le festività natalizie si svolge, ogni anno, il tradizionale mercatino di Natale. Da Piazza del Senato, prima di ritornare alla vostra auto, vi consiglio di fare una piccola deviazione percorrendo per intero via Pio II. Alla fine della via potrete ammirare i resti dell'antico Anfiteatro Romano (I sec. d.C.) tutt'ora in fase di scavo, collocato tra il Colle Guasco e quello dei Cappuccini (zona Vecchio Faro). In uno spiazzo tra gli edifici di questa zona, non ricordo precisamente dove, è stato riportato alla luce anche l'antico pavimento in mosaico dell'Anfiteatro.

Nelle foto, dall'alto in basso: cartina della città, vista del Porto dal Duomo, Chiesa di San Francesco alle Scale.

Link utili: Orari di apertura del Museo Diocesano, Orari del Museo Archeologico Nazionale, Orari del Museo della Città.

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Posted by Unknown | alle venerdì, dicembre 04, 2009 | 2 commenti

Sibillini.... closed!

Approfittando di una bella giornata, domenica scorsa (il 15 Novembre), sono andato a fare un giro per i Monti Sibillini. Avevo letto del progetto Sibillini Open, e speravo di visitare qualche antica chiesa. Invece ho trovato chiusa proprio la più interessante. Stiamo parlando della Chiesa di San Giorgio All'Isola nell'omonima frazione (672 m) a 6 km da Montemonaco. L'impianto originale di questa chiesa risale al IX-X sec. ed era ad unica navata; successivamente vennero aggiunti uan seconda navata sul lato sinistro, la torre addossata alla facciata e la sacrestia sul lato destro.

All'interno della chiesa si trovano vari affreschi di santi risalenti al XVI sec.; nel Baldacchino addossato alla parete di fondo, del 1555, troviamo, tra le altre, l'immagine di San Giorgio (con le classiche sembianze medievali nell'atto di trafiggere con una lancia un grosso drago). Ma la parte più interessante si trova nell'abside: qui abbiamo, infatti, degli affreschi bizantineggianti del XII sec.. Al centro c'è la figura aureolata del Cristo Pantocreatore (tipica dell'arte bizantina), alla sua destra la Vergine Maria e a sinistra San Giovanni. Sotto, lungo il muro absidale, dovevano esserci rappresentati gli Apostoli, ma si vedono solo alcuni frammenti. Nei pressi della monofora centrale appare San Pietro e dall'altra parte i Santi Paolo, Andrea, Filippo, Giacomo e Bartolomeo identificati dalle lettere iniziali dei loro nomi segnate sulla sovrastante fascia rossa.

Mi sembra di aver letto, all'entrata, che la chiesa è aperta per la messa ogni due domeniche alle 9. Io sono arrivato tardi, è stato davvero un peccato non poter entrare. Spero che voi abbiate più fortuna di me.

Altre informazioni al riguardo: Sibillini Open.

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Posted by Unknown | alle venerdì, novembre 20, 2009 | 3 commenti