Rocchetta, paese fantasma

Rocchetta, ghost town || (c) Nicola Pezzotta
Vicino Ascoli Piceno, ci sono luoghi dimenticati, immersi nella natura più selvaggia, in cui non è raro incontrare caprioli, cinghiali e (se siete fortunati) anche lupi. Come dico spesso, “ho visto più animali qui che nel Parco dei Monti Sibillini”. Non chiedetemi il perché; forse, essendo questo territorio al confine con il Parco, anche loro, come noi umani, vogliono provare l’ebbrezza di sconfinare, di esplorare luoghi nuovi, anche esponendosi ai rischi che ne consegue. Sta di fatto che girando per questi posti, oltre ai numerosi rapaci, ho incontrato una biscia lunga quasi 2 metri, numerosi scoiattoli, un capriolo e un cinghiale (in spalla ad un cacciatore, però).


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Posted by Unknown | alle giovedì, maggio 24, 2012 | 2 commenti

Libri preferiti, amati, consigliati/3 - Rugni, Speragne e Crispigne

In post come questo, con il tag "libri consigliati", vi consiglieremo alcuni libri che a noi hanno particolarmente colpito, che andiamo a riaprire spesso per leggere e rileggere, che portiamo con noi nei nostri viaggi/visite/esplorazioni o che ci sono rimasti, semplicemente, nel cuore. Ogni volta che aggiungeremo un nuovo post, questo andrà in bacheca, ma potrete in qualsiasi momento richiamarli tutti, andando a cliccare il pulsante "Testi consigliati" sul menù azzurro in alto.


Alcuni di questi testi possiamo definirli "di nicchia". Se non riuscite a trovarli e volete informazioni per reperirli, contattateci scrivendoci a questa mail: simona.pezzotta@gmail.com.

Buona lettura a tutti! :)


Rugni, speragne e crispigne
Fabio Taffetani
Fondazione Carima
2005

"Le piante spontanee e i loro usi alimentari, officinali, tintori, ecc.., stanno vivendo un periodo di rinnovato e crescente interesse, complice una maggiore sensibilità verso le problematiche ambientali. Molte sono le pubblicazioni in materia. Fra queste si colloca il lavoro di Fabio Taffetani dal titolo fortemente esplicativo: "Rugni, speragne e crispigne". Il libro raccoglie 74 schede informative delle specie spontanee di maggior interesse alimentare. Ogni scheda è accompagnata anche da informazioni sulle modalità di utilizzo in cucina, sugli impieghi come rimedi naturali, sui rituali, spesso curiosi, ripresi dalla tradizione popolare marchigiana. Completano il lavoro delle utili chiavi dicotomiche di riconoscimento per facilitare l'identificazione delle erbe selvatiche raccolte per la loro rosetta basale di foglie".
Muscosa

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Posted by Unknown | alle mercoledì, maggio 16, 2012 | 2 commenti

Libri preferiti, amati, consigliati/2 - La Cucina Picena

In post come questo, con il tag "libri consigliati", vi consiglieremo alcuni libri che a noi hanno particolarmente colpito, che andiamo a riaprire spesso per leggere e rileggere, che portiamo con noi nei nostri viaggi/visite/esplorazioni o che ci sono rimasti, semplicemente, nel cuore.  Ogni volta che aggiungeremo un nuovo post, questo andrà in bacheca, ma potrete in qualsiasi momento richiamarli tutti, andando a cliccare il pulsante "Testi consigliati" sul menù azzurro in alto.


Alcuni di questi testi possiamo definirli "di nicchia". Se non riuscite a trovarli e volete informazioni per reperirli, contattateci scrivendoci a questa mail: simona.pezzotta@gmail.com.

Buona lettura a tutti! :)

La cucina picena
Beatrice Muzi, Allan Evans
Franco Muzzio Editore
1991

"Metti insieme due newyorkesi, un amore profondo per il Piceno ed alcuni incontri determinanti. Il risultato? Un piacevole e colorito ritratto del Piceno, fatto di aneddoti, di storie di vita in campagna e di vecchie ricette di cucina, perchè l'identità culturale di una comunità passa anche attraverso lo stomaco ... ed il palato".
Muscosa

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Posted by Unknown | alle mercoledì, maggio 16, 2012 | 0 commenti

Le misteriose incisioni sul Monte Conero

Il Monte Conero è un promontorio di 572 metri s.l.m.m. situato sulla costa delle Marche, proprio a metà della regione. E’ costituito da imponenti falesie calcaree a strapiombo sul mare e fitte aree boschive. Nel 1991 è stato istituito il Parco Regionale del Monte Conero allo scopo di proteggere una zona davvero unica nel suo genere. Per tutte le informazioni, i percorsi e le cose da vedere vi rimando al sito ufficiale:  parcodelconero.com.


Spiaggia delle Due Sorelle, Monte Conero || (c) Nicola Pezzotta
Quello di cui vi voglio parlare, invece, è un luogo situato nel mezzo della macchia mediterranea del Monte e avvolto, ancora oggi, dal mistero.

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Posted by Unknown | alle venerdì, aprile 20, 2012 | 2 commenti

Volumi nati dal mare: il nuovo mercato ittico di Porto San Giorgio

Mercato Ittico, Porto San Giorgio || (c) Nicola Pezzotta
Circa una quindicina di anni fa ero solito scorrazzare in bicicletta fino alla punta più estrema del molo di Porto San Giorgio. Arrivato lì, salivo sugli scogli artificiali e mi mettevo a leggere al sole, con il rumore delle onde in sottofondo. Nel tempo queste pedalate sul lingomare si sono sempre più diradate fino a quando, il mio tempo libero l'ho speso per altri hobby. Ricordo, però, chiaramente, in una delle mie ultime uscite che qualcosa di "strano" stava sorgendo al porto. Aveva una forma non consueta dalle nostre parti. Ci tornai più volte per guardarla da vicino. Poi un giorno, sfogliando una rivista di architettura, tra un articolo che parlava di una mediateca a Parigi e una stazione ferroviaria a Orléans, eccola là: il nuovo Mercato Ittico di Porto San Giorgio. Sono rimasto piacevolmente sorpreso. Per questo condivido con voi l'articolo.


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Posted by Unknown | alle mercoledì, aprile 04, 2012 | 0 commenti

C'era una volta ... il fuoco

Le fredde giornate invernali, nelle quali le copiose nevicate hanno trasformato interi paesaggi, vestendoli di luce nuova, ammaliante, ma mettendo anche a nudo tutte le criticità del vivere moderno, sembrano oramai appartenere al passato. Eppure una domanda continua a frullarmi in testa: i nostri nonni come superavano i lunghi e rigidi inverni?


 IL CAMINO

Camino in una vecchia abitazione. Fonte: internet
Il camino ha rappresentato nei tempi passati la principale fonte di riscaldamento, usata tanto in abitazioni modeste quanto in quelle più agiate. Questa sua fondamentale funzione, tuttavia, non esauriva completamente il ruolo svolto nelle dimore, in special modo in quelle rurali e particolarmente in quelle rurali marchigiane. Nelle case coloniche, infatti, il camino costituiva anche il luogo deputato alla cottura dei cibi, rappresentava, in inverno, il luogo privilegiato per l’incontro, la socializzazione. Era intorno al fuoco del camino che ci si riposava, si recitava il rosario, si chiacchierava, si raccontavano storie, spesso in compagnia dei vicini1. Era intorno al fuoco del camino che le donne rammendavano e gli uomini intrecciavano la paglia2.
Il camino dunque costituiva il cuore della vita domestica, familiare, sociale. Questa centralità si rifletteva anche sul piano costruttivo, strutturale, spaziale. Non era un caso, infatti, se in gran parte delle case coloniche marchigiane il camino occupava la parete più lunga della stanza più grande ed importante dell’abitazione, ovvero la cucina. Era da questa stanza, direttamente servita dalla scala interna o esterna, che si accedeva a tutti gli altri ambienti, dalle camere da letto ai vani usati come depositi. “… Si potrebbe dire” così Gianni Volpe sintetizza l’evoluzione dell’organizzazione spaziale delle dimore rurali marchigiane “che il fuoco del camino è stato senz’altro il punto di partenza, seguito dalla cucina, quindi dalla casa vera e propria …”
Ma com’era fatto? “Era monumentale, con la grande e slanciata cappa al centro della parete più lunga, l’immancabile base, l’arola o rola, rialzata un palmo da terra, la catena per il caldaio e il treppiedi in ferro per le pentole e i tegamini. La mensola in legno di appoggio della cappa e sulla quale poggiano gli oggetti e gli utensili più usati (dal portasale al mortaio, dalla lucerna al pesante ferro da stiro, dalla bugia di latta smaltata o di terracotta al macinino) viene spesso rifinita con un telo in modo da garantire il giusto tiraggio dei fumi. Una nicchia ricavata nello spessore murario dove tenere a portata di mano i fiammiferi chiude il quadretto tipico di quest’angolo domestico” così Gianni Volpe in “Storia dell’alimentazione della cultura gastronomica e dell’arte conviviale nelle Marche”, in una viva descrizione capace di far riaffiorare alla memoria ricordi d’infanzia.


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Posted by muscosa | alle martedì, marzo 06, 2012 | 5 commenti

Libri preferiti, amati, consigliati/1 - La Gola del Furlo

In post come questo, con il tag "libri consigliati", vi consiglieremo alcuni libri che a noi hanno particolarmente colpito, che andiamo a riaprire spesso per leggere e rileggere, che portiamo con noi nei nostri viaggi/visite/esplorazioni o che ci sono rimasti, semplicemente, nel cuore.  Ogni volta che aggiungeremo un nuovo post, questo andrà in bacheca, ma potrete in qualsiasi momento richiamarli tutti, andando a cliccare il pulsante "Testi consigliati" sul menù azzurro in alto.

Alcuni di questi testi possiamo definirli "di nicchia". Se non riuscite a trovarli e volete informazioni per reperirli, contattateci scrivendoci a questa mail: nico.pezzotta@gmail.com.

Buona lettura a tutti! :)

La Gola del Furlo
Andrea Pellegrini; Elena Ferretti; Roberto Fiorani
Arti Grafiche Stibu, Urbania (PU)
2003.

"Un testo davvero completo per conoscere a pieno questo angolo delle Marche. Molto bella la parte centrale intitolata 'Cenni di storia antica e moderna'; partendo da poco dopo Fermignano, la guida ti accompagna passo passo lungo tutta la Gola spiegandoti in modo semplice e divertente quello che stai guardando. E poi, nozioni di Flora, Fauna, Geologia, come riconoscere le tracce degli animali e alcuni itinerari naturalistici consigliati all'interno della Riserva Naturale Statale della Gola del Furlo".
Nick

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Posted by Unknown | alle sabato, febbraio 25, 2012 | 0 commenti

Gola del Furlo/3: Mussolini e il suo profilo

Questa che vi scrivo qui sotto sarà l’ultima parte dedicata alla Gola del Furlo. Dopo aver letto tutti e tre i post non vi resta che andarla a visitare e vederne le sue meraviglie direttamente con i vostri occhi!


Se vi siete persi gli altri post, posso dirvi che, nella prima parte (Gola del Furlo/1: Evoluzione di un paesaggio) ho parlato della storia naturale della Gola e di come si è trasformata dopo la costruzione della Diga omonima; nella seconda parte (Gola del Furlo/2: Qui, dove è passata lastoria), invece, ho fatto un salto indietro nel tempo e ho cercato di farvi rivivere in un solo colpo 2000 anni di storia, dai Romani allo Stato della Chiesa.

Gola del Furlo. Ne ho parlato per molto tempo, ma finora non ho ancora detto da dove provenga questo toponimo. Il nome della Gola sembra derivi da “forulus” o “foro”, denominazione che intorno al XIV secolo indicava il Traforo di Vespasiano. Nel tempo, poi, questo termine si trasformò nell’attuale “Furlo”.

La Gola del Furlo vista da ovest.
Nel nostro excursus storico mi ero fermato alla metà del ‘500. Da questo periodo, fino a quasi gli inizi dell’800 il passo perse la sua importanza e il transito attraverso la gola rimase difficile e pericoloso, anche a causa dei numerosi briganti presenti nel circondario.

Alla fine del ‘700 esplose, anche in queste zone, il “miraggio dell’oro”. La speranza per molti di improvvisa ricchezza finì, tuttavia, ben presto in una bolla di sapone, perché il fenomeno era dovuto esclusivamente al riscontro accidentale di semplice pirite in un luogo subito ottimisticamente ribattezzato “Vena dell’Oro”. A spegnere gli eccessivi ed infondati entusiasmi contribuì anche il terremoto di Cagli del 3 Giugno 1781 che seppellì per sempre la “vena” sotto un’impressionante caduta di massi.

In questo periodo molti furono i passaggi all’interno della gola di truppe straniere tra cui Spagnoli, Austriaci e Francesi. Tra tutti possiamo ricordare quello che avvenne tra il Maggio e il Giugno 1849, quando i volontari della Repubblica Romana opposero resistenza agli Austriaci bloccando la via per la capitale.

Ma la notorietà del luogo esplose verso la fine degli anni 1920. Infatti in quegli anni Benito Mussolini “consacrò” la città del Furlo come il luogo ideale per rilassarsi e staccare dagli impegni quotidiani. Il capo del Regime Fascista che frequentava questo posto non era quello che tutti conoscono, con divisa ed elmetto che arringa la Nazione. Era, piuttosto, la versione privata e familiare, e al riguardo fanno fede le numerose foto d’epoca. Nel tragitto che va da Roma a Predappio, la sua città natale, in quel tempo non esistevano strade alternative alla Flaminia.

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Posted by Unknown | alle sabato, febbraio 11, 2012 | 4 commenti